08.NOV.2008   17.GEN.2009

JENNIFER ALLORA & GUILLERMO CALZADILLA
SOLO SHOW

La mostra presenta uno speciale focus sulla produzione video di Allora & Calzadilla, artisti divenuti noti a livello internazionale grazie alla loro versatilità nell’uso di media differenti e all’impegno critico delle loro opere. Una selezione tra i più recenti video offre un saggio dell’ampia gamma di interessi che ispirano gli artisti: problematiche storico-artistiche, filosofiche ed etico-politiche. Dalla loro sede di riferimento sita a Porto Rico alla New Orleans del Post Katrina, fino al Medio Oriente, gli artisti hanno saldamente ancorato la produzione del loro lavoro alla matrice delle complesse realtà globali del mondo contemporaneo, alle pressanti questioni di potere correlate a questi luoghi controversi, e all’impatto inevitabile che ogni cosa locale apporta all’intero ordine del mondo.
A man screaming is not a dacing bear (2008) è un lavoro appena commissionato da Prospect 1 la Biennale di New Orleans. Ha luogo nella New Orleans del Post Katrina ed è incentrato su due scene: una nell’interno di una casa abbandonata nel Nono Distretto e la seconda tra le paludi del delta del Basso Mississippi, da cui la città di New Orleans è stata ricavata. Il film mostra un residente del Nono Distretto, Isaiah McCormick, che ‘suona’ un set di veneziane nella casa. I ritmi percussivi che lui crea con uno strumento fatto da lui – gesto che inevitabilmente rievoca i grandi esperimenti musicali del Mississippi – espone l’interno della casa alla luce esterna, generando un’incostante fluttuare di luce che rivela i residui, i segni, le tracce inattese che testimoniano gli eventi della storia recente.
Deadline (2007) girato il 23 di Settembre a San Juan, Porto Rico, sulla scia dei danni catastrofici dell’uragano Gorge è una testimonianza di orientamento ecologista attraverso il mezzo filmico. Esso consiste nella singola inquadratura di due palme. Sospesa a mezz’aria è una fronda caduta da uno degli alberi e catturata da una lenza, la sua silhouette si staglia contro il cielo del tardo pomeriggio dandogli una sorprendente realtà corporale: portata in alto dal vento, ondeggia avanti e indietro, librandosi tra la vita e la morte.
There is more than one way to skin a sheep (2007), è un video creato per la Decima Biennale di Istanbul, la cui colonna sonora è generata da un Tulum. Il Tulum rappresenta quello che può essere il più antico strumento a canne del mondo. Generalmente suonato nei piccoli villaggi dei Monti Kaçkar nella regione orientale del Mar Nero in Turchia, in special modo dai popoli Hemsin e Laz (ma anche attribuito alla cultura greca che una volta era presente in questa regione nota come Pontos). Questo strumento della tradizione popolare è ad aria, e la sua sagoma prende forma dalla carcassa di una pecora. Esso gioca un ruolo chiave nella trasmissione delle tradizioni locali, dei linguaggi ancestrali, della cultura orale e della storia della musica. Inoltre, gli strumenti musicali derivarianti da essa, dalle Grandi Cornamuse delle Highlands alle versioni romane, sono sempre stati utilizzati come strumenti musicali per la guerra. Come moltissimi altri luoghi della terra che si confrontano con la globalizzazione, la regione dei Kaçar si trova davanti alla difficile sfida di dover preservare il suo patrimonio di tradizioni e al tempo stesso di dover trovare il modo di sostenersi e svilupparsi economicamente. Questo ha portato ad una forte diminuzione della popolazione locale, poiché molte persone hanno dovuto andarsene per lavorare nelle grandi città. Il film mostra un suonatore di Tulum che usa lo strumento musicale per gonfiare la gomma della sua bicicletta mentre viaggia verso Istanbul. Mentre soffia nel tubo forato, produce una serie di note penetranti e stridule che ululano attraverso la città indaffarata. Crea così un sottofondo musicale che si confronta con le diverse velocità della modernità e dei metaforici suoni prodotti dallo sviluppo, in un luogo all’incrocio tra Europa, Eurasia e Medio Oriente.
Nel video Sweat Glands, Sweat Lands 2006, girato a Loiza, in Porto Rico, un maiale è arrostito su di un fuoco all’aperto in una lechonera – una speciale struttura diffusa in tutto il mondo Latinoamericano, specialmente nei Carabi per cucinare il maiale. Per questo film gli artisti hanno collegato lo spiedo sul retro di una ruota di un’automobile fissa. Quando l’auto accelera il maiale gira a differenti velocità, mentre la voce di Resident Calle 13, un giovane cantante reggae di Porto Rico, si rivolge allo spettatore in spagnolo, in una composizione libera rap che gli artisti hanno scritto in collaborazione con lui. Egli porta come esemipio organizzazioni sociali non umane, come quelle di pipistrelli, termiti e formiche, come alternative possibili di condivisione e coesistenza, e descrive un percorso possibile attraverso le esperienze contemporanee. In parte reale in parte finzione, sovrappopolato, sovraeccitato, ristretto e soffocato, il mondo da lui descritto, è in uno stato antagonistico di ordine e disordine, riscaldamento ed eccesso, civiltà e barbarie di un’epoca di armata globalizzazione.



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